Il modo con cui l'artista volge l'attenzione a sè stesso è variato nella storia

Il modo con cui l'artista volge l'attenzione a sè stesso è variato nella storia
V. van Gogh 'Autoritratto; H.C.Bresson, Autoritratto; A.Grosso Ciponte, Autoritratto da zombie

sabato 13 dicembre 2014

Ci stiamo forse allontanando dalla vita reale?



Focalizzandosi sul più ampio argomento ‘’immagine digitale’’, ho intenzione di dare una piccola dimostrazione di quanto sia semplice modificare una foto per ottenere risultati migliori rispetto al file originale. Per fare ciò non è necessario un programma professionale e costoso, Photoshop per intenderci, ma è sufficiente qualsiasi photo-editor con controlli basilari stile Pixlr.

Per la piccola dimostrazione utilizzerò una foto della mia compagna e da lei ho l’approvazione per la pubblicazione della stessa. 




Questo è il file originale .jpeg, quindi già in parte processato dalla fotocamera (leggetevi uno dei miei precedenti articoli se non sapete di cosa sto parlando!). Si nota subito che la luce è scarsa, dato che lo scatto è stato catturato durante la sera senza fonti di luce aggiuntive (flash, softbox, faretti led etc.) e che è presente uno scarso contrasto.
Con Pixlr, direttamente da browser, ho variato i livelli di contrasto, esposizione, tonalità e aggiunto una leggera maschera di contrasto (l’effetto è, per intenderci, un aumento del dettaglio percepito). Infine ho applicato un leggero ritaglio per rimediare ad una composizione non proprio eccelsa. In questo modo ho ottenuto, nell’arco di 2 minuti, una fotografia certamente più gradevole.




Il lavoro che ho svolto è assolutamente di livello base. Dopo qualche tentativo è possibile stravolgere totalmente uno scatto. Come già detto in precedenti articoli, una moda contemporanea è proprio di cambiare pesantemente la propria immagine basandosi sulle proprie/altrui aspettative. Con questi potenti strumenti è possibile difatti cambiare la propria carnagione, nascondere piccoli particolari, modificare le misure del proprio corpo, cambiare (e già!!) contesto, insomma, il numero di possibilità concesse è infinito.
Questo deve spingere a riflettere su cosa sta portando la democratizzazione degli strumenti (fotografici) elettronici e il parallelo frequentare i social network. Si sta forse perdendola concezione di vita reale, concreta e per definizione imperfetta, a favore di una stessa virtuale, controllata e soddisfacente?

venerdì 12 dicembre 2014

Post-Produzione nella variegata utenza contemporanea

Con la diffusione della fotografia digitale, parallelamente si è sviluppata quella particolare serie di operazioni che viene comunemente detta post-produzione.
Ai tempi della fotografia analogica che richiedeva una pellicola impressionabile dalla luce, la fase terminale della produzione di una foto era costituita dallo sviluppo in camera oscura. Nei giorni nostri, questa è stata sostituita dallo sviluppo ''digitale''. Il file nativo prodotto dalla fotocamera digitale è detto .Raw e può essere paragonato al negativo della pellicola. Esattamente come nel passato, il file .raw necessita di uno sviluppo. Il file sviluppato solitamente è di tipo .jpeg. E' anche possibile scattare direttamente ottenendo un file di questo tipo, ma facendo ciò si impone alla fotocamera uno sviluppo automatizzato che, spesso, preclude l'ottenere la massima qualità da uno scatto.
Se nel passato lo sviluppo indicava una certa serie di operazioni fisiche (uso di acidi, ingranditori, tempi cronometrati), ora sono divenute digitali e vengono svolte tramite programmi per computer nati appunto con questo fine (primi fra tutti Photoshop, Gimp, Lightroom, Pixlr). Ciò che ha segnato un grandissimo cambiamento rispetto al passato è la grande elasticità del file .raw. Con la premessa di non perdere alcunchè del proprio lavoro, dato che un file digitale è facilmente recuperabile, è possibile stravolgere totalmente uno scatto, ottenendo spesso qualcosa che nei tempi della fotografia analogica non era possibile.


Questo ha portato una rivoluzione in ambito lavorativo e ha diminuito incredibilmente le spese poichè con un semplice pc non è più necessario acquistare pellicola, carta fotografica, materiali per lo sviluppo.
Inizialmente questo tipo di tecnologia era complicata, di non immediato utilizzo, e per questo poco diffusa. Con gli anni, tuttavia, è divenuta sempre più semplice e accessibile, con la conseguenza di diffondersi anche tra i fotografi non professionisti.
Tutt'ora, piccoli programmi di fotoritocco sono presenti anche in qualsiasi  smartphone. Ciò significa che chiunque ha la possibilità di scattare foto e modificarle anche in modo eccessivo.
Analizzando il punto di vista che potrebbe essere considerato ''morale'' della post-produzione, inizialmente è stata concepita per supplire alle limitazioni insite nello strumento digitale. Più nello specifico, il cuore della fotocamera digitale è costituito da un sensore digitale che ha il compito di trasformare un segnale luminoso in uno digitale (luce in pixls). Tuttavia, questo non è in grado di cogliere la totale gamma dinamica dell'immagine reale: questo semplicemente indica che in due zone ad altro contrasto (luci forti e ombre buie), il sensore non è in grado di captare il dettaglio di entrambe, ma solo di una, a differenza dell'occhio umano che, provvisto di una virtuale gamma dinamica molto superiore, è in grado di farlo. La post-produzione è nata dunque con lo scopo di avvicinare il più possibile lo strumento digitale all'occhio umano. Questa concezione tuttavia è stata velocemente abbandonata a causa delle diffusione di massa dell'accessibilità delle operazioni. Data la grande elasticità del file negativo digitale (seppur in minor quantità, anche del .jpeg) e dell'utilizzo di foto in social network, la post-produzione viene utilizzata, come già detto in un mio precedente post, per migliorare la propria immagine, per mettere in evidenza aspetti positivi di sè o all'opposto, nascondere aspetti negativi.
Queste incredibili possibilità fornite dalla tecnologia contemporanea vanno ad aumentare il divario che si è creato, ed è in continuo accrescimento, tra la reale immagine di sè e l'immagine che si desidera di sè, costituita dall'immagine virtuale.
L'obiettivo è quindi imparare a non abusare della tecnologia, ma apprezzarne le possibilità e sfruttarle nei migliori e più costruttivi modi.

giovedì 11 dicembre 2014

L'Autoritratto diviene Selfie

L’autoritratto negli anni ha vissuto numerosi cambiamenti. Inizialmente era una prerogativa di un numero limitato di artisti, i quali, dotati delle abilità necessarie al loro operato, si autorappresentavano in tela o in scultura. Lo scopo di questa forma di arte varia da un’epoca all’altra. A volte, l’artista si ritraeva per rivendicare la paternità dell’operato, altre per autoaffermazione. Focalizzando l’attenzione verso un artista in particolare, Rembrandt rappresenta la principale tendenza dell’epoca seicentesca all’introspezione psicologica.

Autoritratto con bastone, 1658 (New York, Frick Collection)


Autoritratto con capelli ricci e colletto bianco, 1628-30 (Amsterdam, Rijksmuseum)


Autoritratto con berretto a bocca aperta, 1630 (Amsterdam, Rijksmuseum)

Queste tre immagini sono solo una piccola parte della sua opera di studio poichè, negli anni, l'artista ha prodotto ben quarantasei autoritratti. La volontà' alla base di questo risiede nel tentativo di studio della sua persona. Persona intesa nella sua interezza: egli rappresenta non solo gli aspetti puramente estetici di sè; cerca infatti di imprimere nella tela il divenire del tempo, il rapporto con le persone a lui vicine, i cambiamenti cui è soggetto. L'autoritratto è uno strumento in cui traspare una volontà quasi narcisistica di imprimere nella tela (e quindi nel tempo), la propria immagine. Con l'avvento della Fotografia, si aggiunge una nuova tecnica per autorappresentarsi. La fotocamera è uno strumento che permette una precisione assolutamente innovativa e questo apre nuovi orizzonti artistici. Il cambiamento più grande diviene con l'introduzione della immagine digitale. In parallelo a questo, gradualmente la fotografia, la quale era stata una pratica per pochi, dato il costo e l'impegno richiesti, si rende maggiormente accessibile e diffusa: le fotocamere digitali, ai giorni nostri sono uno strumento di massa. Una percentuale altissima di persone è in possesso di un apparecchio in grado di acquisire un'immagine digitale. In contemporanea, si è vista la diffusione massiva della partecipazione ai social network. Di conseguenza, anche la funzione degli autoritratti è variata. Non è più un tentativo di introspezione, un modo attraverso il quale l'artista, dividendosi dalla propria rappresentazione, guarda sè stesso, ma semplicemente un modo per presentarsi agli altri. La funzione diviene prettamente sociale. Inoltre, negli ultimissimi tempi, si è diffusa la tendenza a includere altre persone nella fotografia. A questo tipo di immagini è stato dato il nome di Selfie. Per definizione, si distingue dal tradizionale autoritratto fotografico per la totale mancanza di peculiarità artistiche e l'esclusiva funzione di condivisione.

L'importanza dell'autoritratto in epoca moderna e le sue implicazioni nell'uso in social network

Nei ragazzi di oggi un aspetto fondamentale della vita sociale è rappresentato dal partecipare attivamente ai numerosi Social Network presenti sul Web. Molti di questi (primo fra tutti Facebook, ma non si dimentica Twitter, e molti altri) hanno come requisito fondamentale l'aggiunta di dati personali. Ciò che vi è alla base di questi portali è la creazione di una propria identità virtuale. Dato che per definizione può non corrispondere all'identità reale, i dati inseriti possono essere variati in funzione della volontà del soggetto. Questa volontà può essere dettata da vari fattori, di cui forse il più diffuso corrisponde all'apparire migliori di quanto si è realmente. Poichè la parola chiave di ogni social network è ''apparenza'', qual è il miglior modo di apparire se non modificare una propria fotografia? Ogni volta che si entra a far parte di una di queste community vi è la richiesta di inserire una propria immagine. L'immagine digitale è naturalmente un file estremamente versatile e facile da modificare. In particolare, sono numerosissime le applicazioni nate appunto per questo scopo (per esempio Photoshop, oppure il versatile Pixlr). L'atto di falsare la rappresentazione reale della propria immagine diviene dunque qualcosa di immediato, accettato e diffuso. Questo può essere considerato un primo passo verso la diversificazione netta dell'identità reale da quella virtuale. Gran parte dell'utenza di social network rende così manifesto il proprio sentimento di inadeguatezza e si sente progressivamente più attratto dalla vita virtuale, dove la possibilità di rendersi migliori trasforma l'incapacità di accettarsi in soddisfazione verso di sé. Un'altra minore percentuale di utenti manifesta invece un sentimento opposto, quasi narcisistico: il loro piacersi, il cercare attenzioni, li porta all'opposto ad un iperrealismo dove l'incessante atto di mostrarsi mettendo in evidenza gli aspetti di sé di cui si è maggiormente orgogliosi si sostituisce al nascondere, al modificare, al migliorarsi. L'autoritratto ai giorni nostri è uno strumento e se applicato in un ambiente social, diviene un potente metodo di propaganda, diffusione e manutenzione della propria immagine. Tuttavia, non è corretto osservare solo gli aspetti negativi di ciò. L'autoritratto ai giorni nostri è principalmente uno strumento per il social. A differenza di epoche passate in cui era riservato ad un numero esiguo di artisti, ormai è un fenomeno di massa. Importante è notare quanto sia recente e poco compreso: l'obiettivo dovrà essere la ricerca della rappresentazione di un'immagine di sé il più possibile sincera e obiettiva, in modo da partecipare ai social network in modo complementare alla vita reale.